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Tradimenti

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TRADIMENTI

Harold Pinter è nato ad Hakney, un quartiere di Londra, nel 1930, è stato premio Nobel nel 2005, ed è scomparso nel 2008. E’ uno dei miei autori preferiti. Fui subito affascinato dalla sua tecnica drammaturgica. Leggendo i suoi testi, ho imparato molto sul modo di scrivere per il teatro. La sua capacità di sintesi, le ridondanze, la circolarità ed i richiami, in punti strategici, a particolari di poca importanza, attorno ai quali è capace di far ruotare scene intere, sono una scuola eccezionale per chi vuole carpire i segreti di una buona scrittura teatrale.Eppure Pinter non è un autore facile, né da capire né da rappresentare. La difficoltà nel rendere al meglio i suoi lavori, non sta nei concetti, nelle trame psicologiche o nelle locuzioni verbali, al contrario. E’ la semplicità che sconcerta, è la frase spezzata che annichilisce e soprattutto è il suo modo, unico, di usare le pause a sorprendere. Sembra che Pinter non faccia distinzione tra la parola ed il silenzio, sfrutta appieno la potenza di entrambe per dirigere e piegare l’attenzione del pubblico a seguire i suoi disegni.

Il suo stile è asciutto, scabro, le sue parole sono schegge piantate nelle nostre certezze e come tali possono apparire fastidiose. Per rimuoverle però basta poco. Accettarle per quello che sono, non attribuir loro significati reconditi, non elucubrare su sottotesti inesistenti, limitarsi a vedere ed ascoltare solo ciò che si può vedere ed ascoltare. Limitarsi ai fatti. Pochi fatti.

A Pinter piace stupire, ma senza effetti speciali. Il suo genio sta nel ridurre a normalità situazioni che parrebbero intricate, pane per i denti di psicologi e sociologi. Per quanto la nostra esistenza possa essere difficile, usa all’errore ed alle complicazioni, ha sempre un lato ironico, di più, assurdo, e Pinter lo scova e ce lo mostra, tanto che il suo teatro, seppur così diverso nella forma, è stato perfino accostato a quello di Beckett o Jonesco.

Mantenendo queste caratteristiche, Pinter è riuscito a creare opere incisive ed inquietanti sulla violenza, la guerra, la prevaricazione del forte sul debole, trattandole senza retorica, stringendo lo spettatore all’angolo della propria coscienza. Nuda verità.

Ma attenzione, allo stesso modo anche sentimenti come l’amore o l’amicizia, sono trattati senza troppi entusiasmi o coinvolgimenti, vengono soltanto esposti in bacheca, senza didascalie. Non sono premio. Esistono, e questo deve bastare.

Nel caso specifico di ‘Tradimenti’, opera del 1977, da me traslata di 20 anni, tra le più rappresentate, l’argomento è chiaro fin dal titolo. Un argomento che Pinter stesso giudica, e ce lo comunica per bocca di Robert, "…fin troppo sfruttato". Vero; non lo è certamente il suo modo di affrontarlo. Ecco che l’autore inglese spiega le vele del suo talento attraverso un percorso di una disarmante essenzialità, attraversa la palude di rapporti così complessi senza neanche bagnarsi le scarpe, sfonda muri, vicoli ciechi, abbatte barriere convenzionali al semplice tocco di parole non dette, con la sicurezza di chi sa che non può sbagliare, poiché ciò che siamo e ciò che cerchiamo di essere coincide. Siamo gli attori di noi stessi. Lo sottolinea a suo

modo con un artificio drammaturgico da vero prestigiatore: le vicende scorrono all’indietro; l’inizio della commedia è la fine della storia, l’inizio della storia è la fine della commedia.

Volevo rendere al meglio questa filosofia, non volevo che gli attori prevaricassero su personaggi che navigano sempre sul filo del rasoio di una realtà-irreltà. Ho cercato una recitazione lontana da ogni partecipazione, da ogni enfatismo, scevra da leziosità o preziosismi . Non si può ‘essere’ Emma né Robert né Jerry, si può solo osservarli da fuori, mentre con finta serietà giocano a fare le persone come bambine giocherebbero alle bambole. Sempre consapevoli di non essere padroni di se stessi ma lasciandosi guidare da quel qualcosa di ineluttabile che forse, non si estingue neppure a gioco finito.

Non ho resistito ad utilizzare le musiche dei Beatles, che proprio in quegli anni infiammavano non soltanto il popolo inglese, ma ho cercato di farlo con una modalità che credo e spero sia molto ‘pinteriana’.

Spero in questo modo di aver reso omaggio alla grandezza di Harold Pinter e al suo modo così singolare di vedere la vita.

Marco Balma

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Ottobre 2013 18:37  

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